logo impariamo a scrivere
home | presentazione | strutture ling. | t. denotativi | t. connotativi | t. pragmatici | traduzioni | rifl. linguistica | forum | contatti | mappa
Un po' di teoria





la struttura della lingua

Sito a cura di: Giusi Landi - Elisabetta Landi

A scrivere s'impara. Non solamente nel senso "tecnico;" del termine. Una volta che l'alunno ha acquisito, in prima elementare, la strumentalità dello scrivere, inizia per lui il percorso più difficile e, se vogliamo, più affascinante e appassionante, quello di "imparare a scrivere;".

Imparare a scrivere testi diversi per struttura, funzionamento, scopo…

Occorre che chi scrive abbia ben chiaro perché e per chi scrive e si costruisca, innanzi tutto, la struttura del testo che intende comporre. Non è pensabile che l'alunno inizi a scrivere senza avere prima delineato l'itinerario che intende seguire, il suo "progetto;" di testo.

Scrivere è dunque conoscere la struttura della lingua.

Per ripercorrere i fondamenti teorici del metodo di Alfio Zoi, cercheremo di analizzare brevemente alcuni elementi fondamentali della teoria del linguaggio, attingendo a quelli che possiamo definire i fondatori degli studi sul linguaggio: in particolare il linguista ginevrino Ferdinand de Saussurre (1857-1913), il filosofo viennese Ludwig Wittgenstein (1898-1951), il linguista russo Roman Jakobson (1896-1982) (anche se siamo consapevoli che in quello che è stato definito il "secolo del linguaggio e della comunicazione;" è difficile attingere ad una linea teorica unitaria per poter avere una definizione precisa e soddisfacente di cosa sia la comunicazione o cosa sia il linguaggio e che molte delle idee degli studiosi citati sono state poi analizzate, approfondite, criticate, rivisitate, cambiate e spesso rivoluzionate dai successivi studiosi)

Ferdinand de Saussurre, agli inizi del 900, ha posto le basi della linguistica moderna nel suo "Corso di Linguistica Generale;" con l'esposizione teorica di due nodi concettuali: l'opposizione Significante/Significato e l'opposizione Langue/Parole. Questi concetti sono stati e restano alla base di tutti i successivi studi che a partire dalla linguistica arrivano fino alle scienze della comunicazione.

Il rapporto tra il Significante e il Significato è simile al rapporto che c'è fra il recto e il verso di un foglio; non sono in alcun modo divisibili, ma sono diversi e distinti. Ad ogni Significato corrisponde un Significante e viceversa. Nello specifico il Significante è, possiamo dire, il mezzo fonico o grafico che veicola il Significato della parola in questione. Il fonema o grafema "cane;" corrisponde all'immagine mentale del cane, che definisce il Significato.Al segno, fatto appunto di Significante e Significato, corrisponde poi il referente extralinguistico, un oggetto della realtà, nel nostro caso l'animale a quattro zampe in questione. Nella teoria del segno di Saussurre c'è un aspetto fondamentale: ossia che il rapporto tra Significante e Significato è arbitrario. Non c'è nessuna legge naturale che lega il Significante al suo Significato. In sostanza, non c'è alcun motivo logico, né linguistico, né naturale per cui al grafema "cane;" si debba associare l'immagine mentale del cane, ma è in virtù dell'arbitrarietà del rapporto tra Significante e Significato, che il sistema funziona. L'arbitrarietà del segno sta alla base del funzionamento di una lingua. In ogni testo c'è quindi il significante e il significato: lo schema riportato è di semplice interpretazione. I testi devono essere coerenti e coesi, corretti, cioè, sia a livello di significato che a livello di significante. La coesione riguarda la dimensione sintattica, il rapporto tra i segni del testo; la coerenza riguarda la dimensione semantica, il rapporto realtà-testo.  A livello del significato c'è l'ulteriore distinzione tra testi denotativi, connotativi e pragmatici.

L'altro nodo concettuale di cui parla Saussurre è quella tra Langue e Parole, cioè tra lingua come sistema e singolo atto di parola. Anche in questo caso il rapporto tra Langue e Parole è stretto e inscindibile. Possiamo dire che la Parole è il singolo atto di usare la lingua da parte di un singolo. Nel momento in cui un individuo parla, sta emettendo degli atti di Parole, ma per poterlo fare deve attingere alla Langue. La Langue, quindi, è l'insieme degli atti di parola di tutti i parlanti di una stessa lingua. In sostanza: ogni parlante necessita della Langue, per potersi esprimere, e ogni Langue necessita dei suoi parlanti per poter esistere. Lo stretto rapporto tra Langue e Parole sta alla base, insieme all'arbitrarietà del segno, del funzionamento di una lingua.

Sempre all'inizio del Novecento, Ludwig Wittgenstein esprimeva concetti simili in termini filosofici, ponendo le basi per quella che sarebbe stata la Filosofia del Linguaggio.

Sia Wittgenstein che Saussurre, hanno intuito che il linguaggio funziona proprio perché non è legato né alla psicologia del singolo parlante, né alla realtà oggettuale; ma piuttosto grazie al piano sociale della lingua, all'arbitrarietà del segno e alla caratteristica pubblica delle regole linguistiche.

D'altronde possiamo dire che il linguaggio, ontologicamente, si trova tra la psicologia del parlante e la realtà oggettuale. Siccome la lingua esprime le immagini mentali dei parlanti e nello stesso tempo riesce ad essere oggettiva tanto quanto la realtà, non sembra sbagliato collocare la sua essenza su di un terzo piano, quello della socialità.

I protagonisti della comunicazione
Roman Jacobson ha elaborato uno schema che dà gli elementi costitutivi di un processo linguistico. Questi si possono definire nei seguenti termini: ogni processo di comunicazione necessita di un mittente, di un destinatario, di un messaggio, di un contesto, di un contatto e di un codice.

  CONTESTO  
MITTENTE MESSAGGIO DESTINATARIO

..........................................................................................................................
  CONTATTO  
  CODICE  

Il mittente e il destinatario, innanzi tutto, sono i due protagonisti della comunicazione . Il mittente invia un messaggio al destinatario. Per essere "operativo;", il messaggio necessita di un riferimento ad un contesto cioè il referente extralinguistico, un contesto che il destinatario possa riconoscere e all'interno del quale riferire il messaggio. Il messaggio, inoltre, presuppone l'utilizzo di un codice (il sistema di regole), codice che, anch'esso, deve essere conosciuto sia dal mittente che dal destinatario. Infine, affinché la comunicazione abbia effetto, è necessario un contatto, cioè un canale fisico o psicologico attraverso cui il messaggio possa passare dal mittente al destinatario.

Tutti gli elementi di questo schema sono fondamentali per la riuscita della comunicazione e, per inverso, ogni comunicazione necessita di questi elementi. Non esiste comunicazione che non abbia un mittente ed un destinatario, che non abbia un messaggio inserito in un contesto, un codice e un contatto o canale attraverso cui far passare il messaggio; l'operazione di codifica e decodifica del messaggio necessita comunque di questi elementi.

Per codifica si intende l'operazione di passaggio dal significato al significante; per decodifica l'operazione di passaggio dal significante al significato.

(da "I meccanismi della comunicazione" di Giovanni Nucci)

Oggi il concetto di comprensione dei testi ha assunto un ruolo cruciale negli studi psicologici e linguistici con il passaggio da una concezione statica dei fenomeni comunicativi ad una concezione produttiva e dinamica al cui centro è collocato il "lettore;" e i processi cognitivi attivati. E' fondamentale considerare i processi di costruzione della conoscenza da parte del destinatario, che apprende solo se è messo in grado di mobilitare il proprio sistema di conoscenze, i propri quadri conoscitivi e di attivare processi operativi di elaborazione/organizzazione delle conoscenze. In sintesi il problema della comprensione dei testi si sposta dal testo ai bisogni/scopi del destinatario. 

Ed è di qui che possiamo far partire il nostro lavoro, in quanto ogni testo è scritto per un bisogno/scopo diverso; ogni testo è in funzione di un destinatario diverso. Come ricordava sempre Alfio Zoi, è indispensabile rendersi conto che "lo scolastichese non esiste;", ma esistono testi diversi per scopi e destinatari diversi.
home | presentazione | strutture ling. | t. denotativi | t. connotativi | t. pragmatici | traduzioni | rifl. linguistica | forum | contatti | mappa
copyright 2002/2013 - tutti i diritti sono riservati